La flexsecurity sicuramente può essere un mezzo importante per redistribuire occupazione, ma bisogna essere cauti ad introdurre ulteriore flessibilità nel mondo del lavoro italiano. Purtroppo la flessibilità adottata fino ad adesso è servita solamente per raggirare spese oggettivamente elevate nella distribuzione di occupazione stabile, questo significa di non dover cancellare l’aggettivo “flex” nel nostro mercato del lavoro ma determinare delle regole da cui possiamo stabilire dove la flessibilità è necessaria e soprattutto utilizzare questi “alleggerimenti di contratto ” per inserire stabilmente il soggetto in questione. Stesso discorso vale per l’art.18, purtroppo quando in Italia si dibatte su questioni del genere ci ritroviamo a schieramenti pro e contro ma mai si hanno proposte riformatrici. Per quanto riguarda la legge sui licenziamenti a mio parere andrebbero stabilite in maniera più chiara le così dette giuste cause di licenziamento, perché fino ad ora ci sono state sempre delle interpretazioni un pò soggettive delle regole. Tornando al mercato del lavoro, come principio secondo me, sarebbe necessario invertire la tendenza del nostro fisco sul lavoro, ovvero favorire fiscalmente le aziende che assumono stabilmente e aumentare la pressione invece per chi assume a tempo. La flessibilità in questo caso deve essere utilizzata per sperimentare e formare il lavoratore prima dell’assunzione stabile, per questo motivo è necessario riformare i contratti di apprendistato differenziandone la durata, la retribuzione e i contributi nelle varie categorie. Questo principio andrebbe adottato anche per quanto riguarda i pensionamenti, perché quando richiediamo sacrifici e allungamenti dell’età pensionabile bisognerebbe assolutamente differenziare le categorie alle quali vogliamo chiedere dei sacrifici. Ci terrei a ricordare che queste proposte sono sì, investimenti nel mondo del lavoro, ma solo incentivando questo settore possiamo dare la possibilità alle famiglie di affrontare il caro vita più alto perché come la finanza ci insegna, maggiore è il welfare e maggiori sono i consumi e se maggiori sono i consumi anche il lavoro è più richiesto e la catena si forma e l’economia si muove nella giusta direzione.
Riccardo Alderigi
FGS Toscana






