Preoccupazione e solidarietà per i lavoratori della “Scarlino Energia”

22 11 2011

“Le notizie riguardanti la ‘Scarlino Energia’, l’impresa di smaltimento di rifiuti in provincia di  Grosseto, ci lasciano con il fiato sospeso soprattutto per la condizione dei lavoratori, in un momento storico non certamente per l’occupazione”. Così Valerio Rossi,segretario dei giovani socialisti della  Toscana sulla sentenza del TAR in merito alla chiusura temporanea dell’area.
“Le sentenze vanno certamente rispettate e se ciò rilevato dai ricorsi è corretto, si faccia il  possibile per tamponare le mancanze venute fuori per poter far ripartire la fabbrica. In una situazione  generale del mondo del lavoro sicuramente complicata, i giovani socialisti toscani esprimono la massima solidarietà ai lavoratori investiti da probabili venti di cassa integrazione anche se rivolgiamo un  appello alla politica affinché le varie sensibilità in gioco possano trovare una soluzione idonea per tutti”.
“Pur non entrando nel merito della situazione – conclude Rossi – mi auguro che le soluzione da intraprendere vadano nel senso della occupazione o della rioccupazione di tutti quanti lavorano alla ’Scarlino Energia’”.

Valerio Rossi
Segretario Giovani Socialisti Toscana





Rifiuta di sfilare per Assad, ragazzo ucciso

20 11 2011

- Corriere della Sera- 

Era uno studente modello, Mohammed, come pure i suoi compagni, allievi di un istituto d’eccellenza nell’est della Siria, vicino al confine con l’Iraq. L’altra mattina, insieme a loro, è stato prelevato dalla sua classe: portato in strada, è stato costretto a unirsi a un corteo pro-regime nella città di Deir ez Zor, punto caldo del dissenso. Mohammed ha osato dare voce a quanti come lui non se la sentivano di andare a protestare contro la decisione della Lega Araba di sospendere il Paese di Assad per la brutalità della sua repressione. Ha osato chiedere di poter andare a casa. La risposta è stata un proiettile al petto, sotto gli sguardi impietriti dei suoi compagni.

 

Il giovane si è accasciato ma gli sgherri di Assad hanno continuato a infierire: prima lo hanno pestato a bastonate e poi finito con un altro colpo di pistola a un fianco. «Accertatevi che sia morto», è stato l’ordine del comandante delle forze di sicurezza, nella ricostruzione dell’accaduto fornito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, Ong con base a Londra che conta su una capillare rete di informatori volontari nel Paese.

Mohammed Abdul Salam Al Mlaessa aveva soltanto 14 anni. Come è stato ridotto alla fine di questa brutale esecuzione lo si vede in alcuni video postati su YouTube (non è possibile verificarne l’autenticità, i giornalisti occidentali sono stati banditi dal regime): un foro al petto sinistro, il volto tumefatto in una pozza di sangue. Una lezione «esemplare» per i giovani.

Che Damasco tema gli studenti lo ha dimostrato fin da subito: all’origine delle proteste, lo scorso marzo, la repressione nei confronti di un gruppo di ragazzini autori di graffiti anti-Assad sui muri delle loro scuole. «Dalle elementari alle medie, i ragazzi in Siria sono in prima linea nelle manifestazioni – dice alCorriere Mousab Azzawi, responsabile dell’Osservatorio siriano per i diritti umani -. Nessun regime può resistere agli studenti. Per questo li temono, li uccidono, li prendono in ostaggio. E fanno sentire la loro voce al telefono mentre li torturano».

Ai funerali di Mohammed erano in tantissimi: almeno 45mila persone, stimano. «Per disperdere la folla gli agenti hanno usato bastoni elettrici che provocano paralisi temporanee», riferisce Azzawi. Alle esequie è seguito un sit-in serale di 8mila giovani in quella che è stata ribattezzata piazza della Libertà. L’assembramento è stato disperso con il fuoco dalle forze di sicurezza: qui sono rimaste a terra due delle trenta vittime di giornata, la maggior parte registrate a Homs, la capitale dei ribelli, dove si sono rifugiati i disertori. Ma anche nelle strade di Hama, Deraa, Idleb si continua a morire. Gli attivisti riferiscono che ieri una quarantina di ribelli è stata uccisa dai militari vicino al confine con la Giordania.

La repressione non si ferma, nonostante il sì dato da Damasco il 2 novembre al piano di pace della Lega Araba che prevede la fine delle violenze e il ritiro dei blindati dalle città. E dopo gli assalti alle ambasciate dei Paesi musulmani per la sospensione della Siria annunciata dall’organizzazione panaraba, il regime ha usato il pugno di ferro per riempire le piazze nei cortei pro-Assad. Il caso di Mohammed non è isolato. Storie simili si sono verificate in altre zone del Paese. Racconta Azzawi: «Sempre domenica, ad Hama, le forze di sicurezza hanno sparato contro un gruppo di studenti che si erano rifiutati di partecipare a una manifestazione lealista: cinque di loro non hanno più aperto gli occhi».





RISULTATI CONGRESSO NAZIONALE

20 11 2011

Nei giorni 12-13 Novembre si è svolto a Roma il VI° congresso nazionale della Federazione dei Giovani Socialisti. Alla presenza di tutte le federazioni regionali i lavori congressuali sono stati aperti dal segretario nazionale del PSI Riccardo Nencini, che ha introdotto il dibattito facendo un’ attenta analisi dei difficili frangenti dell’attuale situazione socio-economica che stiamo attraversando, puntualizzando l’estrema necessità di attuare la tanto attesa azione riformista capace di rilanciare il nostro Paese. Dopo l’introduzione del segratario spazio agli interventi delle federazioni regionali, le quali hanno trovato piena condivisione per la presentazione di un’unica mozione congressuale, segnale di una concreta volontà da parte dei giovani socialisti di trovare unità e compattezza per rilanciare l’azione politica e poter porre le basi necessarie per incrementare l’adesione di nuovi iscritti che si possano riconoscere in un progetto riformatore della società e vogliano portare il loro contributo. Moltissimi gli interventi, che hanno posto l’attenzione sul futuro della federazione giovanile, la quale potrà rafforzarsi soltanto con un capillare sforzo organizzativo, riuscendo sempre più a poter intercettare quelle che sono le problematicità dei vari territori, cercando di sanare quel gap che troppo spesso c è tra i giovani e i processi politici. I giovani devono essere coscienti di recitare attivamente il proprio ruolo, portando le loro istanze all’ interno dei partiti e delle istituzioni. Svariate e di estrema attualità le tematiche affrontate:crisi economica,occupazione,università,sviluppo sostenibile,cultura,giustizia sociale. Il Congresso ha decretato Claudia Bastianelli, della federazione umbra, nuova segretaria nazionale, prima donna a ricoprire tale carica nella storia della giovanile. Dopo i lavori congressuali sono proseguiti eleggendo l’assemblea nazionale, composta da 50 membri. La Federazione Toscana sarà rappresentata da 7 membri: Alice Betti e Gianluca Annulli (SI), Valerio Rossi e Riccardo Alderigi (PI), Amalia Manzolli(LI), Diego Radi(GR), Luca Pugnana(MC).

FGS Siena





Congresso FGS, “We believe”

20 11 2011

Al VI Congresso Nazionale della Federazione Giovani Socialisti si è parlato di Politica, la nostra risposta alla crisi culturale, non sono riuscito a partecipare all’ultimo giorno di lavori per poter intervenire e dare un contributo anch’io, ma non mancheranno le occasioni per confrontarci, parlarci, un gruppo splendido, che vede per la prima volta alla guida una donna, Claudia Bastianelli, i miei auguri per un lavoro ottimo!
Il momento storico che la nostra generazione sta vivendo ci fa comprendere chiaramente quale sia l’inconsistenza delle tematiche poste all’ordine del giorno dell’agenda politica del nostro Paese oltre allo stato di degrado delle nostre istituzioni. Chi sono i giovani e cosa rappresentano nella vita politica italiana?
Molto spesso sono descritti come apatici, bamboccioni, interessati solo al divertimento e scarsamente impegnati nella vita sociale e politica. In realtà le vicende più vicine ne rimarcano una grande vitalità: le manifestazioni degli studenti, dei precari, l’attiva partecipazione alle campagne referendarie, dimostrano una grande freschezza d’idee e di nuove motivazioni.
Se mai si potrebbe sostenere la tesi che rispetto alla storia del novecento, il nuovo secolo ha portato un modo diverso di intendere ed esprimere la politica, non più incentrato sul sistema “partito” bensì incardinato sulla libera espressione del cittadino comune che interviene direttamente sui vari temi utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione di massa (social network).
Il vero nodo da sciogliere oggi è su come si possa trasformare questa “freschezza” in proposta politica, uscendo dal solito canale tematico di contrapposizione tra riformismo e populismo.
Oggi più che mai i Socialisti devono farsi interpreti delle nuove generazioni, stimolando il dibattito su temi “antichi ma moderni”, sfidando demagogia e populismo con proposte e idee concrete per il futuro. Questa è una vera e propria sfida culturale di cui Progressisti dovranno farsi portatori.

Questione Ecologica
Il primo tema che mi è caro discende dai limiti biofisici dello sviluppo del nostro Paese, la questione ecologica, il primo tema non trattato dalle agende politiche, un tema ormai vecchio, nato nella politica italiana negli anni 70. Oggi più che mai può essere la sfida economica e la guida propulsiva per l’intero continente.

Globalizzazione
Sottovalutato dalle agende e dalle sfide della nostra politica è il tema della globalizzazione, sembra quasi un tema vecchio, inflazionato, ma mai è stato pienamente affrontato: milioni di persone nel mercato globale, che non assistono passivamente, ne sono assolutamente attori. C’è un aneddoto che vorrei condividere: due coppie di ragazzi del Bangladesh, di una cultura lontana dalla nostra, in cerca di fortuna qui a Roma, condividevano la casa, due uomini e due donne. Improvvisamente un uomo si è innamorato della donna dell’altro uomo, ne era attratto e voleva farci l’amore, quando il marito dell’altra donna si è allontanato da casa, l’altro uomo ha violentato la donna rimasta in casa e per incastrarla affinché non dicesse niente e si vergognasse di quello che era accaduto, l’uomo ha filmato il loro rapporto. La donna proprio grazie a questo filmato ha denunciato il coinquilino facendolo arrivare in prigione.
Questo è un piccolo esempio straordinario della commistione culturale che sta avvenendo, da una parte c’è una cultura tradizionale e dall’altra una cultura che ha acquisito degli strumenti di un’altra cultura, i suoi strumenti, convinto che sia un espediente per incastrare la donna, che sarebbe stata in qualche modo allontanata dalla comunità, la donna con lo scatto in più, come sanno fare le donne, con un’intuizione sulla realtà, utilizza il filmino per incastrarlo. E’ il momento in cui le due culture si intersecano e si scopre che sta accadendo qualcosa di nuovo. I cambiamenti che stannoavvenendo sono globali, basti pensare ai BRIC, la loro importante presenza, mentre noi siamo bloccati a capire se la globalizzazione è bella o brutta, abbiamo intanto 800000000 di persone che vi si affacciano. Per la nostra cultura dovrebbe essere vista come la più grande occasione di riforma del pensiero culturale.

Biogenetica
L’unico elemento culturale nuovo, che però viene preso poco in considerazione, nonostante le ampie tematiche che annovera. Ormai conosciamo cosa succede nel fin di vita, sappiamo come si nasce, come si vive, cosa accade quando si ama e cosa succede quando si muore. Affrontare delle scelte all’interno delle tematiche della biologia, risulta essere un cambiamento culturale che se verrà pienamente affrontato, segnerà la nuova epoca, quella del post-umano, ovvero la liberazione della sessualità, cambiano i ruoli, i modi e le modalità ma stiamo impiegando risorse e metodologie politiche vecchie che non ci permettono di affrontare incredibili innovazioni che abbiamo di fronte. La cultura politica non ha affrontato le innovazioni e le scoperte biologiche, che non hanno permesso quindi di innovare il pensiero bioetica, e, più in generale, l’autocomprensione dell’uomo. Le tematiche della scienza in politica, superano di gran lunga i confini della riflessione bioetica che alcuni partiti, movimenti culturali e associazioni sono stati chiamati ad elaborare. Nello stesso tempo, però, esso costituisce un tema politico fondamentale, che non può essere eluso, proprio a ragione della sua assoluta radicalità.
Le prossime sfide sociali saranno legate alla possibilità di decidere come far nascere, scegliere i propri figli, potranno permetterselo solo le classi sociali più abbienti, questa è la nuova divisione di classe, di casta, il nuovo conflitto sarà la possibilità di scegliere il futuro delle prossime generazioni. Un tema non ancora trattato, possiamo però prenderci lo spazio e farci portatori dei nuovi diritti civili, si parla di politica in senso ampio, esserne a favore significa essere a favore dello sviluppo economico, ci sono studi che dimostrano che con l’aumento delle libertà individuali si favorisce una liberazione di energia, si favorisce quindi lo sviluppo economico.

Al centro c’è la persona, l’individuo al centro della realtà, gli stessi individui che si sposano, si uniscono in organizzazioni, partiti, sindacati, ma è l’individuo che conta, con la sua emancipazione si può dare una propulsione allo sviluppo economico, liberare l’individuo non è un concetto distante a riformare in senso uninominale la legge elettorale, dove si sceglie un candidato e non l’apparato che gli sta attorno. Essere a favore dei diritti civili e delle libertà individuali significa dare quindi una spinta economica, esserne a favore, significa anche prendere atto delle diversità di cui la società è composita, liberiamo questa complessità, questa molteplicità di identità, partecipiamo alla lotta per i diritti civili, le più grandi ingiustizie del nostro tempo.

Ripartire dalla consapevolezza che la società è ingiusta deve essere il nostro manifesto, questo dà senso alla politica, la politica riformista è politica che cambia lo stato di cose ingiuste, poichè questa seconda repubblica è all’insegna della conservazione o delle false riforme e si finisce per percepire la politica come conservazione dell’ingiustizia poi, essendo italiani subito partono le strategie di adattamento. Non siamo francesi, non siamo portati per le rivoluzioni. Se la politica ha senso di riforma dell’ingiustizia, possiamo convincerci, convincere e essere vincenti tra la gente.

La nostra generazione ha bisogno di questo, di affacciarsi alle nuove sfide, con l’aiuto, il ponte della generazione precedente, perché siamo comprensibilmente deboli per le tante ragioni: economiche, strutturali e culturali. Abbiamo una storia di grandi statisti e pensatori socialisti, ma iniziamo noi a guardarci avanti, cosa significa per me, che non ho una cultura politica familiare, interessarmi e guardare avanti partendo dall’essere socialista oggi, cioè cosa significa essere socialista oggi? Per me oggi chi pensa di essere socialista, non può porsi il problema di rivendicare il concetto di giustizia, declinato in tantissimi modi diversi. Nel mio piccolo se devo declinare il tema dell’uguaglianza, oggi, lo declinerei sulla biogenetica, sull’avvento per la prima volta nella storia dell’umanità dei nostri secoli di due terzi degli abitanti del pianeta che erano spazzati fuori, ma che per la prima volta entrano, anche in
maniera prepotente, la Cina anche in qualche modo inquietante, unendo l’autoritarismo comunista ed economia capitalistica, una miscela pericolosa, con cui comunque dobbiamo fare i conti.
Rispetto queste sfide nuove il nostro paese è fermo sulla questione morale e la sinistra è pericolosamente bloccata su questi temi, un giudice e un Presidente del Consiglio fermi su un processo mai celebrato, che ha bloccato il paese.

Abbiamo invece di fronte una crisi mondiale è una delle più grandi opportunità. C’è il rischio di ottenere una maggiore ingiustizia e un nuovo scontro di civiltà, ma costruendo uno nuovo stare bene insieme, nel post-umano, ridiscutendo cos’è la civitas del 2011, cosè la polis, quali sono le nostre responsabilità, e cosa possiamo impegnarci a fare, all’interno di un contesto di diversità sociali e culturali.

Guerrino Macori

FGS Pisa





PIOMBINO: I Giovani PSI al fianco dei manifestanti

14 11 2011

Domani mattina alle ore9.00 aPiombino nei pressi dello stabilimento siderurgico “Lucchini” una delegazione della Federazione Giovani Socialisti sarà presente alla manifestazione indetta unitariamente dai tre sindacati CGIL, CISL e UIL per tenere alta l’attenzione sulla difficilissima situazione che sta colpendo il settore siderurgico nella città piombinese.

Insieme al PSI, la delegazione giovanile vuol far sentire la propria vicinanza a tutti i lavoratori del comparto industriale.

Con il segretario cittadino del partito Stefano Ferrini, saranno presenti altri esponenti socialisti come il membro della segreteria regionale del PSI  Luca Baragatti il quale si dice “molto preoccupato ma non rassegnato alla questione non solo del settore ma anche dell’indotto: i socialisti, come al solito, faranno la loro parte per cercare di risolvere la situazione. È importante per tutto il territorio che le nostre fabbriche non cadano nel vuoto, ma bisogna iniziare a ragionare su altre strategie occupazionali, e solo con la coesione della politica e delle parti sociali, si potrà giungere a soluzioni positive per tutti”.

 

Amalia Manzolli

FGS Livorno 





6° CONGRESSO NAZIONALE FGS

14 11 2011

Nello scorso weekend a Roma si è celebrato il 6° congresso nazionale della Federazione dei Giovani Socialisti. L’assemblea congressuale ha eletto per la prima volta una donna alla guida della organizzazione, la perugina Claudia Bastianelli, sostenuta già dagli inizi dalla federazione Toscana.
Un congresso che ha registrato un ottimo successo sia nella qualità degli interventi che nella partecipazione di delegati e ospiti.
In attesa di sapere la formazione degli organismi, è stata eletta l’assemblea nazionale che vede il gruppo toscano come una delle regioni più importanti: all’interno di quell’organismo faranno parte per i prossimi anni di mandato il segretario regionale Valerio Rossi, il vice Gianluca Annulli, Amalia Manzolli, Alice Betti, Riccardo Alderigi, Diego Radi e Luca Pugnana.
La Federazione Toscana crede molto nelle qualità di Claudia Bastianelli ed è sicura che svolgerà il suo lavoro con professionalità e sicurezza.
A lei un augurio da tutte le compagne e i compagni della FGS Toscana.

Uff. Stampa
FGS Toscana





NUOVE POLITICHE DEL LAVORO PER RILANCIARE L’ITALIA

9 11 2011

Non possiamo più aspettare, la forte crisi prima negata poi nominata e poi temuta, sta ostacolando fortemente, soprattutto ai più giovani, una vita normale. La forza di questa, è alimentata da uno scenario politico agghiacciante che fonde individualismi, indecisioni, paure e gossip, distogliendo così le attenzioni e raggirando i problemi importanti che affliggono il nostro paese. Questi principi, che la politica degli ultimi vent’anni più che mai ha portato avanti, garantiscono tramite alleanze scioglimenti e cadute di governo, il mantenimento dei posti di chi al suo interno ci vive (non sopravvive), formando e tutelando le pluri nominate caste. Un’epidemia di egoismo dove la legge che sovrasta è quella del più forte. Adesso non è più permissibile ed anche se potessimo permettercelo, non dovremmo far in modo che succeda, rispolverando la morale di qualche vecchio politico che ha provato ad insegnarci il buon senso.
La mie affermazioni non sono un rigurgito di anti-politica, bensì un incoraggiamento ad interessarsene.
Dobbiamo ripartire con una classe politica fresca e riformatrice, che affronti con spirito critico e umiltà le questioni da risolvere per risollevare il paese da questo impoverimento. Per fare ciò dobbiamo individuare i problemi più significativi e risolverli riformando in maniera sostanziale le normative che regolamentano questi temi fondamentali ed entrare così negli standard europei, ma soprattutto per ristabilire una giustizia sociale e una meritocrazia fortemente assente. I problemi da centrare sono: l’alleggerimento della pressione fiscale sui lavoratori e pensionati, la lotta all’evasione e la riduzione dei costi della politica. In questi tre punti c’è la messa in moto di una ricrescita veloce e propositiva dove una minore pressione fiscale agevolerà le assunzioni e la stipulazione di contratti di ruolo mentre il recupero dell’evasione e la riduzione dei costi della politica ne daranno i fondi per poterci investire. Finanziarie che puntano solo a coprire il deficit ed oltretutto recuperandolo solo dalle persone che non hanno mai raggirato il fisco, non è accettabile. Di sacrifici, queste persone, ne hanno già fatti troppi. Abbiamo bisogno di investire sul lavoro e sull’occupazione, in modo da ristabilire il lavoro pulito in tutte le categorie e far lavorare così i nostri operai, laureati e libero professionisti. Solo garantendo posti lavoro dignitosi si risolleva il welfare e solo con un welfare positivo si risollevano i consumi; è questa la nostra ricetta per lo sviluppo e per le politiche del lavoro.

 

Riccardo Alderigi

Resp. Lavoro FGS Toscana





Vinerbi (FGS) : NO ALLA VIVISEZIONE!

4 11 2011

Per vivisezione, o sperimentazione “in vivo”, si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali. Non tutti gli esperimenti prevedono la dissezione dal vivo, ma tutti sono cruenti ed invasivi nei confronti degli animali. Per questo e per ragioni giuridiche, il termine vivisezione si usa come sinonimo più efficace e preciso del generico “sperimentazione animale”. I test su animali si effettuano spesso in risposta ad antiquate prescrizioni di legge e i risultati ottenuti sono aleatori e inutili. Una volta praticati sugli animali, i test si ripetono poi sull’uomo, con altre forme e tempi, spesso senza informare esaustivamente sui rischi e sui benefici che corre chi subisce la sperimentazione.Cani, primati, cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o, per alcune specie, catturati in natura. Ogni specie si differenzia per struttura fisica e biochimica dalle altre, perciò non esiste una specie che possa essere considerata modello sperimentale per un’altra. Gli “animali da laboratorio”, spesso frutto di selezioni e manipolazioni genetiche, frequentemente differiscono perfino dai loro simili in libertà. Anche le malattie indotte sugli animali a fini sperimentali sono diverse dalle patologie che si manifestano naturalmente.Il completo abbandono dell’utilizzo di animali nella sperimentazione è ancora molto lontano ma, grazie alle informazioni diffuse dalle associazioni animaliste e alle campagne di mobilitazione dell’opinione pubblica, i metodi alternativi stanno già sostituendo le sperimentazioni cruente in alcuni settori.
Oggi non si utilizzano più animali in:

• crash test di automobili
• test di gravidanza
• test per verificare la contaminazione batterica di farmaci
• molti casi di verifiche igienico–sanitarie su alimenti
• molte esercitazioni per scopo didattico
• diversi test di tossicità su sostanze chimiche, come
l’assorbimento cutaneo, la mutagenesi e la genotossicità, la fototossicità, l’embriotossicità.
Il 70% della ricerca biomedica, ovvero della biologia della medicina, non fa uso di animali. (fonte: ISS).
Fino a non molti anni fa si pensava che gli animali non sarebbero mai stati sostituiti, eppure gli esempi sopra riportati dimostrano il contrario. Basta volerlo!Per questo i giovani socialisti propongono alle istituzioni l’abolizione della sperimentazione sugli animali a favore di test in laboratoio senza l’uso di esseri viventi e sensienti come lo è l’essere umano.

Nicola Vinerbi
FGS Arezzo





LA STRANA POLIZIA EUROPEA

3 11 2011

Si chiama Eurogendfor. Una sigla, solo una sigla apparentemente innocua, che però in italiano diventa “Gendarmeria europea”. Proprio in questi giorni, circondata da uno strano silenzio della stampa, è in discussione presso le commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.
Andando a scavare nella documentazione dell’Unione Europea risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo organismo. Sulla carta è nato il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Ne fanno parte non tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.
Una forza pre-organizzata, robusta e rapidamente schierabile, composta esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare, al fine di svolgere tutti i compiti di polizia nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi. Dal 17 Dicembre 2008, fa parte a pieno titolo di Eurogendfor anche la Gendarmeria romena, portando quindi a sei il totale degli Stati membri.
Eurogendfor può contare su una forza di 800 “gendarmi” mobilitabile in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel de haut Niveau, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali.
Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al parlamento europeo. Dunque, a chi risponde?

La sede del Quartier generale di Eurogendfor è in Italia, precisamente nella Caserma Chinotto a a Vicenza, dopo un lungo e silenzioso negoziato con la solita Francia. Ma a cosa serve, e soprattutto perché tanto silenzio? Non lo sappiamo per certo, ma la circostanza del silenzio mediatico pone determinati e seri interrogativi, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni articoli del trattato prevedono una totale immunità giudiziaria a livello nazionale ed internazionale.
Non solo. L’articolo 21 del trattato di Velsen prevede infatti l’inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L’articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L’articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.

L’articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Queste sono le inquietanti protezioni di cui la struttura si è dotata. Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c’è un’intera sezione intitolata “Missions and tasks”, in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare “anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile”, in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all’autorità civile o sotto comando militare.
Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a Eurogendfor: tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria, controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale, dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.

Forse il vero scopo di Eurogendfor è proprio in questo ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno, che ad uno di polizia. E’ stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una Polizia, ma qualcosa di simile al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, all’OVRA di Mussolini, alla Gestapo di Hitler.
In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato ad ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull’impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.
In pratica, è un altro pezzo di democrazia che va via, che toglie potere ai parlamenti regolarmente eletti. L’opinione pubblica non lo sa, perché i mezzi d’informazione tacciono. Sappiamo infatti tutto sulle liberta sessuali del Premier, ma poco su quelle civili di noi tutti. Quando la democrazia va in deficit, l’informazione si adegua?








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