I giovani socialisti toscani hanno fissato come uno dei principali obiettivi politici da raggiungere il tema del “lavoro e del welfare” per cui a parer nostro è giusto contribuire e partecipare nelle discussioni con nostre idee, proposte e quant’altro. Quando si parla di lavoro, bisogna ovviamente tener conto di vari fattori: l’occupazione e la disoccupazione, la sicurezza, le previdenze sociali, la legalità, la scuola intesa come professionale e quella che permette l’accesso alle Università, e, non ultime, le politiche sociali. Viviamo oggi in una situazione dove esistono molte tipologie di contratto, queste spesso portano alla precarietà anzichè alla flessibilità come avrebbe inteso Marco Biagi, ancora oggi “ricordato” negativamente per le sue proposte. Per creare un mondo del lavoro aperto e dinamico, si dovrebbe proporre la vera e mera applicazione della legge 30, ossia la flessibilità che purtroppo è divenuta precarietà. Arrivati al 2010, in una situazione di grave crisi, con la disoccupazione che cresce enormemente, tutti sanno che il “posto fisso” è quasi un miraggio Crediamo quindi che, fatta la premessa di un mercato aperto sia a livello nazionale che internazionale, debba crearsi una mobilità dei lavoratori di qualunque livello senza però scongiurare chi si accontenta di un lavoro per tutta la vita. Ovvio che per cambiare lavoro di frequente è opportuno siano inseriti gli ammortizzatori sociali di cui prima si parlava, altrimenti un lavoratore rischierebbe di stare senza stipendio per mesi finché non viene riassunto. Da qui tutta l’attenzione a una flexsecurity che tenga d’occhio quella che è la realtà. Insomma bisognerebbe rilanciare le politiche del lavoro in senso socialista, liberale e di profilo riformista. Certo è che applicare una riforma netta come questa bisognerebbe coinvolgere i lavoratori, le associazioni e ovviamente le parti sociali che in questi ultimi anni si sono dedicate alla difesa strenue del lavoro fisso e dell’età pensionistica. In materia previdenziale bisogna rilanciare una proposta seria e coerente che rispecchi anche situazioni sociologiche ben definite, e quindi male chi si batte per scaloni e scalini in quanto prima bisognerebbe fare una valutazione opinata dei lavori usuranti e non usuranti, e poi creare soglie pensionistiche. Esemplificando non si può far andare in pensione con gli stessi anni di anzianità il minatore e l’impiegato. Sbagliato, a nostro avviso, anche fissare soglie pensionistiche a 58/60 anni perchè la vita media dell’uomo e della donna sono aumentate considerevolmente, e visto che le pensioni gravano sui bilanci statali e dell’INPS, per cui è giusto riguardare questo fatto e accettare l’età pensionabile in 65 anni con le ovvie differenziazioni per i lavori usuranti. Il tema del welfare deve per forza risolvere e sviluppare il patto tra generazioni. Riagganciandosi al tema della flessibilità, vogliamo poter parlare delle politiche sociali: come detto, la flessibilità promuove la mobilità delle persone per cui queste avranno la necessità di vivere in una casa, che evidentemente non deve essere forzatamente di proprietà: così bisogna riguardare e controllare il valore degli affitti. A volte non c’è il coraggio di spostarsi da casa propria, ma talvolta da quella dei genitori, perché a causa di lavori precari e mal pagati, non si può né affittare una casa tanto meno chiedere un mutuo o un prestito alle banche per l’acquisto. D’altronde come prevede l’art. 1 della Costituzione, la Repubblica è fondata sul lavoro. E senza lavoro non si vive, almeno onestamente e nella legalità. Da qui si può passare a un altro aspetto del lavoro, ossia la competenza. La competenza che si riallaccia anche alla propria formazione scolastica, la si potrà ottenere solo e soltanto se le scuole alzeranno il loro standard di insegnamento. Specialmente le scuole superiori non devono essere oggetto di riforme sugli anni dell’obbligo allo studio, o su materia talvolta inutili, ma devono riuscire a completarsi per dare insegnamenti di livello alle future generazioni che dovranno immettersi nel mondo del lavoro e competere con i coetanei degli altri Stati. Quindi ci rivuole una scuola che sia professionale e insegni il mestiere e un’altra scuola che permetta l’accesso degno e preparato alle Università che prepareranno individui teorici in materie umanistiche e scientifiche. Solo così, con l’aggiunta di corsi di preparazione, di formazione e di aggiornamento in itinere, potremmo avere qualità e quantità qualificata sui post di lavoro che, secondo me, andrebbe a limitare quanto meno anche gli incidenti gravi e meno gravi che tutt’oggi si verificano. Palese e fondamentale è che scuola e università possano “sfornare” buoni o ottimi livelli di forza lavoro, per ciò che riguarda la sicurezza dei luoghi di lavoro ci deve essere il rigoroso e continuo intervento di ASL, ispettorati, Guardia di Finanza, e in particolar modo dei sindacati. Noi speriamo di aver contribuito a rilanciare una discussione forte sul lavoro, lo abbiamo fatto qualche mese fa e lo riproponiamo in vista dell’ 1° Maggio, la festa dei lavoratori e, ahinoi, da qualche tempo, la festa anche dei disoccupati, dei cassaintegrati e dei licenziati. Sperando che i venti di crisi possano cessare presto, domani tutti noi saremo nelle piazze a partecipare a fianco dei sindacati e soprattutto dei lavoratori ai vari cortei. FGS Toscana