De Mattei dimissionario

11 05 2011

Evoluzionismo e Creazionismo non si possono considerare antitetici. Uno è una teoria scientifica, supportata da tracce sperimentali, l’altra è una credenza, come il creazionismo religioso, dove la specie umana è stata creata da una o più divinità o dagli extraterrestri. A dire questo non è un movimento politico giovanile che vuole diffondere gli ideali del socialismo nel contesto di un sistema democratico, nell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui, ma a farlo lo rivelano pubblicazioni scientifiche, dati oggettivi, esperimenti. Un conto è lo studio dell’evoluzione e un conto è lo studio dell’origine della vita. Filosofia. In questo contesto il vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prof. Roberto de Mattei, è stato travolto da una polemica mediatica per aver curato la pubblicazione del volume Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”, e aver promosso un workshop internazionale che si è svolto presso la sede centrale dell’ente. Gli antievoluzionisti tendono a distinguere la biologia dal modo di pensare, nella loro dialettica ci sono termini importanti, come il creazionismo scientifico e il disegno intelligente, per loro l’evoluzionismo non è la disciplina praticata da coloro che indagano sull’evoluzione, biologi molecolari, biotecnologi, ma una posizione filosofica; miglioramento progressivo nel tempo dei viventi invece che cambiamento dei viventi nel tempo.

L’evoluzione teorizzata da Darwin e perfezionata mediante le tecnologie moderne non sono ideologia o approssimazione, sono Scienza. Il creazionismo è un dogma, si può aderire solo mediante atto di fede. Chi difende l’ipotesi della creazione di solito lo fa con la Bibbia in mano, e non pretende di parlare in nome della scienza. Altrimenti vorrei chiedere al prof. De Mattei alcune cose:

[..Caro Vicepresidente de Mattei, mio padre possiede una fattoria vicino Roma. Vìola il Levitico (19:19) piantando due differenti colture nello stesso campo, e mia madre indossa spesso vesti di due tipi tessuto (spesso cotone e acrilico ma a volte elastam e poliammide). Inoltre continuano a lavorare anche il settimo giorno della settimana. L’Esodo (35:2) dice chiaramente che dovrebbero essere messi a morte. Sono moralmente obbligato ad effettuare l’esecuzione personalmente e risolvere il tutto come un affare di famiglia?]

Poi ci sono altre considerazioni, secondo de Mattei, sempre vicepresidente del CNR (!) il disastro giapponese dovrebbe rientrare nel disegno divino e potrebbe essere una punizione, “esigenza della giustizia di Dio”. Poi citando le dichiarazioni del monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro ha riportato: “Se la Terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo, le catastrofi sono i giusti castighi di Dio, alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive, e mentre Dio premia e castiga nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni”.

Poi per fortuna la nota ufficiale “Il volume non esprime la voce ufficiale del CNR” dice il presidente dell’ente prof. Luciano Maiani aggiungendo che “il carattere aperto della ricerca intellettuale e la mia personale contrarietà a ogni forma di censura delle idee. La libertà di espressione è un bene garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione”.

Questo principio dovrebbe essere il faro, la scienza deve essere libera in uno stato libero ma, da ogni interdizione di tipo politico e religioso.

Insomma: avrete capito che di biologia si è parlato ben poco. Il vero problema forse non è di tipo scientifico, ma piuttosto è politico: cosa ci fa una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia una storia alla vicepresidenza del Centro Nazionale delle Ricerche?

Guerrino Macori





BARAGATTI :DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA, MA NO A VIOLENZ

20 12 2010

“Mercoledì ci sarà il voto al Senato sulla riforma Gelmini, speriamo solo che non sia un’altra giornata di tensione e violenza perché sarebbe l’ennesima pagina nera per il nostro Paese e lo svilimento della protesta dei vari movimenti studenteschi”. Così Luca Baragatti, segretario regionale dei giovani socialisti toscani, commenta la situazione verso l’approvazione del DDL Gelmini.

“Bisogna evitare in qualsiasi modo che gli scontri di Roma, certamente non organizzati dagli studenti, si ripetano perché è ingiustificabile che qualcuno possa liberamente usare il diritto a manifestare degli studenti per mettere a ferro e a fuoco Roma e i suoi cittadini screditando una protesta legittima ma sta anche agli organizzatori dei cortei segnalare alle forze dell’ordine eventuali infiltrati”.
“Per quanto riguarda il DDL credo – continua Baragatti – sarebbe meglio che il ministro Gelmini smettesse di mantenere un comportamento ferreo e chiamasse le varie organizzazioni studentesche e non a un tavolo per trovare una soluzione che possa andare incontro a tutti sebbene questa riforma non sia del tutto da bocciare: non si può dire che sia un totale disastro questo testo perché ci sono molte cose giuste su cui si può concordare ma altre rischiano di tagliare il diritto allo studio e alla ricerca dell’Università italiana”.

Luca Baragatti
Segretario Regionale FGS Toscana





RICERCA – IL NODO CRUCIALE DELL’UNIVERSITÀ

1 11 2010

VOLENTIERI PUBBLICHIAMO IL SEGUENTE ARTICOLO.

A voler essere ironici (e non è detto sia lecito vista la drammaticità della questione), vi è un paradosso politico nelle vicende collegate alla riforma dell’Università. Infatti, fa sorridere che un governo tanto clericale e baciapile in campo bioetico (ma non sul versante dei comportamenti del Presidente del Consiglio) si mostri così evidentemente orientato verso una soluzione finale di tipo eutanasico nei confronti della lunga e triste malattia che attanaglia da anni la ricerca e la formazione pubblica italiana.
Fuor di metafora, il rischio è reale. Che l’Università pubblica italiana abbia bisogno di una scossa radicale è noto ed evidente. E’ necessaria una riforma che sappia trasformare l’Università da mastodontico ammortizzatore sociale per studenti e docenti precari in un sistema competitivo in grado di selezionare la classe dirigente di questo Paese. Altrettanto evidente però che le riforme a costo zero o, come nel caso della legge Gelmini, a saldo negativo nascondono insidie letali. Ci si dovrebbe interrogare a chi può giovare la dolce morte dell’Università pubblica (perché di questo si tratta). Parliamo di un sistema fondamentale per il rilancio culturale ed economico del nostro Paese (Obama docet).
I ricercatori, è noto, stanno protestando, dichiarandosi indisponibili ad assumere incarichi didattici non previsti per legge. E le Facoltà rischiano il collasso perché, impropriamente, coloro che dovrebbero svolgere solo compiti di ricerca, in verità, hanno dovuto assumere, per il bene dell’Università, un ruolo di “supplenza” volontaria e non retribuita che rappresenta oggi circa il 40% della didattica complessiva prodotta. Come compenso, la legge Gelmini prevede la loro messa ad esaurimento, il taglio dei loro stipendi (specie per i più giovani che sono anche quelli meno pagati) e la sostanziale eliminazione delle già scarse possibilità di carriera. Per non parlare dell’accentuazione dei rischi di espulsione dal sistema per i precari. Infatti, il meccanismo della tenure track introdotto dalla Gelmini, di per sé positivo, senza un adeguato finanziamento rischia di essere perverso e disastroso.
La protesta è sacrosanta e vitale. Quasi sempre condotta dai più giovani che sono i meno rassegnati a ratificare la morte definitiva dell’Università. Sono loro i più colpiti e, con essi, si colpiscono le motivazioni ideali e le passioni del futuro della ricerca. Infatti, la riforma scarica su ricercatori e precari (assegnisti, dottorandi, contrattisti, ecc.), i costi di questa macelleria sociale che si sta tentando di spacciare per “riforma del sapere”.
Ma non si può pensare di demandare ai ricercatori e agli studenti il compito di risolvere la questione. Colpisce la carenza di proposte alternative da parte dei partiti di opposizione. Si avverte, anche in questa occasione, l’assenza dal panorama politico italiano di una compagine che sappia laicamente coniugare i valori storici del socialismo con la parte migliore della tradizione liberale e libertaria. Proprio sul tema del rilancio dell’innovazione e del sapere, la sinistra italiana potrebbe trovare un campo fertile per l’elaborazione di un nuovo discorso politico che sia riformista e radicale allo stesso tempo.
Tra l’altro, l’assenza di proposte alternative da parte dei partiti rischia di spingere coloro, e sono tanti, che aspettano una radicale innovazione del sistema, tra le braccia di chi vuole riproporre le solite battaglie retrò (università gratuita, accessi liberi, ecc.). Queste battaglie, pur condivisibili e accattivanti dal punto di vista ideale, dati alla mano, spesso rivelano “conseguenze non volute” ed “effetti collaterali” devastanti che vanno nella direzione esattamente opposta a quella auspicata: i poveri finanziano i ricchi, i meritevoli sono bloccati dai meno meritevoli, ecc. Per non parlare dei rischi insiti nella diffusione di una certa nostalgia per quelle vecchie battaglie corporative che hanno avuto come principale sbocco le diverse ope legis con cui sono state poste le premesse per le diverse disfunzioni che, a partire dagli anni ’80, ci hanno accompagnato fino ad oggi (blocco assunzioni, selezione limitata e invecchiamento senza ricambio del personale docente, ecc.).
I casi di efficace rilancio del compito storico dell’Università in Europa ci sono. E, come dimostrano le esperienze del Regno Unito o dei Paesi Bassi, si sono fondati, tra l’altro, su: a) matrice pubblica della ricerca e dell’alta formazione; b) introduzione di criteri e incentivi orientati ad una maggiore meritocrazia e competitività del sistema; c) riduzione della burocrazia nelle procedure di funzionamento (concorsi, finanziamenti, ecc.); d) maggiore accentuazione della separazione tra le strutture di ricerca e quelle prevalentemente orientate alla formazione; e) creazione di strutture differenziate per tipologia di formazione (professionale, per docenza, per ricerca, ecc.); f) innalzamento delle tasse per i ricchi e aumento delle borse per i meno abbienti e meritevoli; g) maggiore attenzione nella selezione dei docenti e degli studenti.
Così si possono certamente realizzare, nel tempo, riduzione di sprechi e razionalizzazioni. Ma sarebbe peregrino pensare che questo possa significare una riduzione degli investimenti pubblici; anche se è pensabile che, riformato il sistema, una seria politica di incentivi possa agevolare un incremento dei finanziamenti privati, che nel nostro Paese, per ragioni culturali e a causa delle caratteristiche del tessuto produttivo italiano, sono sempre stati colpevolmente insufficienti.

Guido Nicolosi
ricercatore universitario





RIVEDERE E ABOLIRE LE LAUREE TRIENNALI

29 07 2010

La Federazione dei Giovani Socialisti della Toscana sostiene che in ambito universitario si debbano subito cancellare le lauree triennali, o diploma di laurea, in quanto inefficaci e improduttive per gli studenti che affrontanostudi accademici oltre i punti previsti nel programma di Governo regionale.
“Se questo diploma aveva lo scopo di fornire agli studenti una preparazione più pratica, volta ad un più facile inserimento nel mondo del lavoro, con adeguate conoscenze tecniche, operative e metodologiche, orientate al conseguimento del livello formativo richiesto da specifiche aree professionali, nonché un adeguamento al sistema scolastico europeo – commenta Luca Baragatti,segretario regionale dei giovani socialisti toscani – , ci troviamo oggi di fronte a un’enorme spesa di denaro affrontata dagli atenei per mantenere in vita dei corsi privi di valore formativo da cui nessun studente trova giovamento, in quanto il mercato del lavoro non è pronto a recepire laureati di primo livello”.
Come giovani socialisti chiediamo che, considerata l’autonomia regionale, le università toscane taglino quei corsi triennali inutili che producono solo costi e nessun tipo di formazione reale e esclusiva per gli studenti: questo perché, sebbene alcune lauree specialistiche siano a termine, non è possibile fare offerte formative inconsistenti mentre sarebbe più proficuo investire sulle lauree magistrali e sui tutoraggi, nonché sui servizi.
“Gli esperti di mercato del lavoro – continua il giovane dirigente – confermano che i laureati triennali sono visti solo come dei “super-diplomati”: persone alle quali mancano la piena formazione e la maturità che ci vogliono per assumere responsabilità direttive.
Se l’esperienza si può acquisire col tempo, per la formazione è necessario sudare ancora qualche anno oltre i 22 anni di età, sui libri”.
“La laurea triennale come canale d’accesso al mondo delle professioni – conclude Baragatti – sembra lontana dai successi cui ambiva: la stragrande maggioranza dei laureati di primo livello sembra decisa a evitare il problema, se è vero che il 70% non si ferma al titolo triennale ma si iscrive alla laurea specialistica., oppure, negli ultimi anni, si iscrive già ai corsi magistrali: il dato più preoccupante, però, indicato dal CENSIS, è che una grande percentuale di studenti non crede più nella carriera universitaria e preferisce fermarsi alle scuole superiori: noi socialisti vogliamo invertire questa tendenza ribadendo con forza che l’università deve tornare luogo di eccellenza e alta specializzazione, che torni a creare una classe dirigente solida e invidiata in Europa e nel Mondo: servirebbe una riforma universitaria e scolastica a livello del Governo nazionale, ma crediamo che la Toscana possa anticipare i tempi e proporre qualcosa di innovativo oltreché di risparmio di risorse economiche”.

Luca Baragatti
Segretario FGS Toscana





SIENA: RIFLESSIONI SUL FUTURO DELL’ATENEO

18 06 2010

I giovani socialisti toscani, riuniti presso la sede della Federazione Provinciale di Siena il giorno 11 giugno 2010 per dibattere sulle problematiche relative alla Formazione Giovanile, alla Scuola Pubblica e all’Università, esprimono forte preoccupazione per il futuro dell’Ateneo senese. L’aumento delle facoltà, l’espansione dei corsi di laurea e delle sedi distaccate, unitamente ad una politica del personale più attenta al numero delle assunzioni che alla qualità del personale, se da una parte ha rappresentato la funzione di ammortizzatore sociale, aspetto non trascurabile in una provincia come quella di Siena la cui economia è basata sul settore terziario, dall’altra ha avuto una ricaduta negativa sui conti, sulla qualità dell’insegnamento e sull’immagine stessa dell’ateneo. Nel ritenere insufficienti le misure adottate fino adesso, come la vendita del Policlinico alla Regione Toscana, per garantire il rilancio, lo sviluppo e la riappropriazione del ruolo che spetta a questa importante istituzione senese per la sua storia e la sua tradizione, invitano le istituzioni e le forze politiche ad un esame critico sulle scelte attuate in passato e all’individuazione di nuove strategie, a partire dalle persone che dovranno gestire questa fase così delicata in un momento di crisi economica e sociale di cui al momento non si intravedono gli sbocchi.
“Il progetto del Polo Unico regionale messo in campo dal Presidente Rossi potrebbe essere una buona risoluzione dei problemi – commenta Luca Baragatti, segretario regionale FGS Toscana – perché garantirebbe l’eccellenza degli insegnamenti in tutta la Regione. Ma il ‘buco’ finanziario dell’ateneo senese è assai preoccupante in quanto si naviga a vista senza intravedere significativi progressi: i giovani socialisti sarebbero favorevoli a tagliare quindi i corsi inutili e poco redditizi, così come propongono di chiudere le molte sedi distaccate che rendono l’ateneo di Siena troppo frammentato con ingenti sperperi di denaro”.
“Affinchè Siena possa tornare a giocare un ruolo di eccellenza – conclude Baragatti – si dovrà attuare una governance diversa dall’attuale ridisegnando le virtù che hanno sempre contraddistinto nella storia Siena”.

FGS Siena





UNIVERSITA’, ISTRUZIONE E FORMAZIONE

9 06 2010

La Federazione giovanile Socialista della provincia di Siena organizza perVenerdì 11 Giugno 2010 alle ore 18 presso la sede provinciale del PSI a Siena in via Massetana un dibattito – incontro sull’Università, sulla Istruzione Pubblica e sulla formazione.
Nel corso dell’iniziativa, presieduta dal coordinatore della FGS di Siena Niccolò Malacarne, interverranno Riccardo Martinelli della Fondazione Monte dei Paschi, Franco Pazzaglia della segreteria regionale del PSI, Eleonora Scricciolo della Uil settore scuola.
Conclude Luca Baragatti, segretario regionale dei giovani socialisti della Toscana.





12/13 MAGGIO: ELEZIONI CNSU

10 05 2010

Il 12 e il 13 Maggio si svolgeranno in tutti gli atenei d’Italia le elezioni per il rinnovo del consiglio nazionale degli studenti universitari. Tutte le liste disinistra sono riunite sotto il simbolo dell’UDU (unione degli studenti universitari). Per la circoscrizione centro, comprendente dunque anche la Toscana, la Federazione dei Giovani Socialisti darà il proprio appoggio a questa lista. In questo momento drammatico per l’Università italiana, la FGS non si dimenticherà di impegnarsi per denunciare la pesantezza, in negativo, della riforma Gelmini: tagli ingiustificati alle risorse umane e economiche che andranno ad incidere sullo status degli atenei. Proprio per questo è importante che al CNSU si eleggano più delegati possibili di sinistra per tentare di salvare l’università e il futuro della cultura in Italia.

FGS TOSCANA





Sabato 13 a Pisa si parla di Università

11 03 2010

SABATO 13 MARZO, ore 11

Sala delle Baleari, Comune di Pisa (g.c)

L’università  italiana e la sua riforma

Apertura: Patrizia Marchetti, Segretaria Provinciale PSI Federazione di Pisa
Presiede: Luca Baragatti, Segretario Regionale FGS Toscana

INTERVENTI
Andrea Panerini, Segreteria FGS Toscana: Ricerca e innovazione per un futuro migliore
Rolando Vivaldi, Consiglio d’Amministrazione Università di Pisa: Come cambia l’Università con i “tagli Gelmini”
Interventi dei rappresentanti delle Liste Universitarie dell’Ateneo Pisano Ateneo Studenti e Sinistra Per

Interventi dei candidati alle elezioni Regionali Lista PD-Riformisti Toscani
Ivan Ferrucci, Segretario Provinciale: Pisa e l’Università
Pieraldo Ciucchi, Segretario Regionale PSI: La Toscana per l’Università e gli universitari

CONCLUDE
Luca Baragatti, Segretario FGS Toscana: Le proposte dell’FGS sull’Università e sul futuro dei laureati

Ore 13 – Pranzo elettorale (su prenotazione)
Per informazioni e prenotazioni del pranzo contattare: socialistiprovinciapisa@gmail.com – Cellulare: 335-7721134





Tagli insostenibili agli atenei toscani: il governo investa in conoscenza e ricerca

26 02 2010

“I tagli fatti dal Governo alle Università sono insostenibili, e ora anche i rettori se ne stanno accorgendo, finalmente” commentano dalla segreteria regionale dei giovani socialisti toscani.
“Sono mesi che parliamo di questa situazione per i nostri Atenei, adesso c’è solo da aspettare di vedere le catastrofiche conseguenze nei prossimi anni sebbene in questi giorni sia stato approvato un decreto legge che permetterà agli atenei, nel breve periodo, di respirare”.
L’effetto immediato che avremo sarà il sicuro aumento delle tasse universitarie già dal prossimo anno per compensare le minori risorse in gestione presso le nostre Università.
”Il Governo ha dato l’ultima e, forse, definitiva spallata all’Università pubblica – commenta Niccolò Malacarne, responsabile FGS Scuola e Università – mettendo il ‘sapere’ al servizio del mercato, dove potranno accedervi solo una parte di studenti con famiglie facoltose in grado di garantire l’iscrizione presso le facoltà: ci pare, quindi, una gestione della cultura a uso e consumo dei ricchi simile al sistema di clientela e di speculazione che questo Governo ogni volta dimostra gestendo le risorse pubbliche”.
”Noi pensiamo che le Università debbano rimanere pubbliche e di facile accesso a tutti gli studenti meritevoli – dichiara Luca Baragatti, segretario regionale FGS – perché la cultura, le conoscenze, e il diritto allo studio in generale non possono essere precluse a nessuno. Pensiamo che la nostra attuale società, monopolizzata dal Grande Fratello o da altri programmi di bassa levatura culturale e morale, non siano il miglior futuro che l’Italia merita: c’è bisogno di investire in conoscenza e ricerca, uniche vie d’uscita per l’innovazione e il progresso di uno Stato”.
Segreteria FGS Toscana





Baragatti: è venuto il momento della riscossa socialista

19 02 2010

Sabato scorso è iniziato il tour elettorale in vista delle elezioni regionali in Toscana del PSI e della FGS. La prima tappa è stata Empoli: i compagni della Valdelsa hanno espresso chiaramente la volontà di tornare sulla scena politica da protagonisti: in un sabato diverso dagli ultimi, condito da un bel sole e da un’aria lievemente fredda, i giovani socialisti toscani hanno affiancato i compagni del PSI di Empoli. Sotto il gazebo socialista tanto materiale che ha attratto persone di tutte le età, molti i ragazzi interessati alla campagna sull’università, ma anche tanta curiosità dovuta alla poca conoscenza del simbolo del PSI.
“Aver cominciato dall’hinterland fiorentino la campagna elettorale – dichiara Luca Baragatti, Segretario Regionale della FGS – è un segnale importante che vogliamo lanciare ai cittadini: lì alle scorse elezioni abbiamo sofferto, ora è venuto il momento della riscossa e quindi ci è parso ovvio ripartire proprio da Empoli in un tour che toccherà tutte le province della nostra Regione”.
I socialisti hanno presentato la loro campagna “la mia vita è tutta una corsa…” che riguarda il tema del lavoro e del futuro dei giovani laureandi e laureati: sono senza dubbio i temi più caldi della campagna elettorale e di questa lunga crisi dove tanti lavoratori perdono il lavoro oppure sono forzati alla cassa integrazione. E’ anche il momento di tenere alta l’attenzione sulle nostre scuole e università cercando per loro finanziamenti atti alla qualità e alla competitività, andando a riformare gli insegnamenti e le strutture dei corsi.








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